• L'Cosa è L'IO...

    Se, come dice Gurdjieff, “la vita è reale solo quando io sono”, allora vale la pena di cercare una risposta, di comprendere che cosa sia questo “io/ego”.

  • IL RITORNO DEGLI ELOHIM

    Da tempo il nome elohim circola con insistenza fra i risvegliati in cammino verso l’imminente ascensione e c’è chi giura che gli Elohim stiano arrivando (o tornando?)
  • DIVENTERE RICCHI E' UNA SCIENZA.

    “Quali che siano le cose che voi desiderate, per le quali pregate, siate convinti di riceverle, ed esse saranno vostre” (Marco 11:24).
  • Perchè imparare a sviluppare un sentimento di gratitudine?.

    Siate grati per il letto nel quale avete appena dormito, il tetto sopra la testa, il tappeto o il pavimento sotto i piedi, l'acqua corrente, la doccia, i vestiti ... la macchina che si guida, il cibo, gli amici.
  • DNA: uno scrigno di meraviglie dentro ciascuno di ...

    Il processo di apprendimento secondo Platone non è nient’altro che un processo di ricordo, reminescenza, che ci porta progressivamente a riprendere contatto con il mondo delle idee.


LA VERITA' - IL PRINCIPIO VITALE DELL'UNIVERSO

Abbiamo considerato l’universo che ci circonda e l’abbiamo visto essere un insieme di enti e di sostanze. Ma tra essi ve ne sono di quelli che essenzialmente differiscono dagli altri e costituiscono una categoria a parte: i viventi. Anch’essi enti, anch’essi sostanze, ma dotati di una perfezione tutta propria: la vita. E’ vero che fra i viventi vi sono varie categorie: piante, animali, uomo, ma per ora prescindiamo da queste diversità e consideriamoli tutti sotto questo aspetto comune: la vita.

Finora ci ha guidati l’esperienza volgare, non abbiamo fatto altro che constatare un fatto; ora dobbiamo cercare la spiegazione di questo fatto: questo è proprio del filosofo. Perchè dunque alcuni esseri vivono e altri no? Perché alcuni si muovono da sè e altri no? La risposta è evidente: perchè alcuni hanno in sè la capacità di muoversi ed altri no. E che cose è questa capacità che la sostanza inorganica non ha e la sostanza vivente ha? Deve essere qualcosa di superiore alla materia, da essa distinto benchè intimamente unito.

La scienza constata il fatto che omne vivum ex vivo, cellula ex cellula, ecc., cioè che non si ottiene un vivente da materia inorganica. Fu merito specialmente di studiosi italiani di dimostrare inesistente la generazione spontanea degli animali sino agli infusori (F. Redi, L. Spallanzani). A L. Pasteur spetta il merito di avere dimostrato inesistente la generazione spontanea anche per quegli esseri immensamente più semplici degli infusori quali sono ì Batteri (Virus).

“Mediante un esperimento che è rimasto celebre e che sarà benedetto dall’umanità sofferente per tutte le generazioni, egli dimostrò in modo inequivocabile che i Batteri hanno origine da altri Batteri e non da altre sostanze organiche. Egli uccise tutti i Batteri contenuti in una sostanza organica, sterilizzandola, come si dice in medicina, quindi la conservò, impedendo che nuovi Batteri venissero a contatto con la medesima. Orbene se ì Batteri avevano avuto origine per generazione spontanea, dato che in quella sostanza si trovavano tutte le condizioni per la vita, dopo qualche tempo quella sostanza doveva dare segni di corruzione e cioè di presenza di Batteri. Ma non fu così. La sostanza sterilizzata si mantenne perfettamente incorrotta fino a tanto che fu impedito l’accesso ai Batteri. L’esperienza eseguita dinanzi agli occhi meravigliati ed increduli dei colleghi della Sorbona, fu confermata subito dopo da sperimentatori di tutte le nazioni. Oggi sulla generazione spontanea dei Batteri non esiste alcun dubbio. Essa non avviene e le sostanze organiche che hanno servito agli esperimenti del Pasteur, si mantengono ancora incorrotte al Museo di Parigi” (MARCOZZI, Il problema di Dio e le scienze naturali, Milano, Bocca, p. 42).
La generazione spontanea non solo si è dimostrata inesistente in natura, ma anche nei laboratori di quegli scienziati che hanno cercato di produrre sinteticamente la vita. Tutti i tentativi sono riusciti vani; celebre fra gli altri quello del francese Leduc il quale mettendo insieme gelatina, solfato di rame e zucchero, impastò una specie di seme, che in una soluzione di ferro-cianuro potassico e gelatina, si svolgeva come pianta che emette radici, foglie e fronde. Ma si trattava di un semplice fenomeno di osmosi che ha in comune con la vita solo l’aumento di volume, ma nulla ha che vedere con l’assimilazione propria del vivente.

Orbene questo fatto scientificamente constatato, cioè l’inesistenza della generazione spontanea sia naturalmente sia artificialmente, sta ad indicare che nel vivente oltre gli elementi e le forze fisico-chimiche c’è un principio vitale. Infatti la chimica per analisi conosce tutti gli elementi che costituiscono il minerale e può combinare questi elementi e darci un minerale; perché invece, pur conoscendo tutti gli elementi che costituiscono una sostanza vivente, invano tenta di combinare questi elementi per darci un corpo vivente?
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Mente conscia ed inconscia

La nostra mente è composta da due componenti principali: la mente conscia (o razionale) e la mente inconscia. La mente conscia (o razionale) è quella che ha il compito di eseguire i compiti necessari per risolvere i problemi, gestire la convivenza sociale con le altre persone e permette la auto-coscienza, cioè permette ai singoli individui di essere consapevoli di sé. La mente inconscia è quella che ha il compito di eseguire le azioni e fornire gli stimoli necessari per la sopravvivenza ed il benessere della persona. Inoltre non presenta alcun filtro (sociale, etico, morale, …).


Oltre ai loro scopi, le nostre due menti si differenziano per la loro potenza di calcolo (esattamente come quella espressa per i processori dei computer o dei telefoni cellulari). Nel libro Evoluzione Spontanea [(Bruce H. Lipton, 2009)] viene indicato che la mente conscia è in grado di gestire 40 bit di informazione ogni secondo. La mente conscia circa 40 milioni, ovvero un fattore 1 milione di volte più potente. E la natura delle informazioni a cui si fa riferimento può essere qualunque: nozione razionale, sensazione odorosa, tattile, emozioni suscitate, e via discorrendo. Sempre con lo scopo di comprendere la reale potenza (limitata) della mente razionale, entra in gioco l’articolo de 1956 di George A. Miller “The Magical Number Seven, Plus or Minus Two: Some Limits on Our Capacity for Processing Information”. In questo articolo, al quale seguono differenti studi, si indica che la nostra mente conscia è in grado di svolgere al più 7±2 attività in contemporanea, ovvero possiamo porre la nostra attenzione conscia tra le 5 e le 9 attività in contemporanea. Se uniamo questa informazione con quella che mette in scala 1:1000000 le capacità di gestione dei dati della mente conscia ed inconscia, ne traiamo che il nostro inconscio può gestire fino a 9 Milioni di attività in contemporanea!!!

La nostra cultura è di base fondata sull’illuminismo, quindi presenta tra i suoi postulati di base che tutto possa essere razionalizzato e compreso con la ragione. Di conseguenza riteniamo che la mente razionale (ovvero quella conscia) sia quella più importante. Ma in base a ciò che abbiamo appena indicato questa ipotesi appare falsa. E ne abbiamo la prova costante ogni giorno. Mi riferisco alla capacità di apprendere attività molto complesse e riuscire ad arrivare ad eseguirle in modo automatico. Un esempio lampante è la guida di un’automobile. Se andiamo a guardare molto bene, guidare un’automobile (o qualsiasi mezzo di trasporto) è molto complicato:
è necessario avere sotto controllo tutti gli strumenti e gli indicatori dell’automobile, quali tachimetro (ovvero l’indicatore della nostra velocità)
accedere alle varie leve ed interruttori in modo rapido e coerente (per esempio quando è necessario attivare le frecce prima di svoltare)
controllare tutti i mezzi ed i pedoni che ci circondano e ci precedono
prevedere eventuali zone pericolose come gli incroci o zone buie alle quali non possiamo accedere con la nostra vista in modo immediato
controllare costantemente tutti gli specchietti (almeno 3)
eseguire nel corretto ordine tutte le azioni necessarie per accelerare o rallentare, come per esempio cambiare marcia
valutare il tragitto da compiere
fare attenzioni a tutti i segnali stradali


E se ci sono delle persone a bordo con noi, intrattenere con loro conversazioni più o meno complicate.

Se dovessimo riuscire a fare tutte queste cose solo con la mente conscia, non ne usciremmo vivi. Eppure le automobili le guidiamo tutti i giorni. Quindi significa che le azioni che abbiamo elencato ora vengono, per forza di cose, svolte della mente inconscia. Come è possibile che un’azione non naturale come guidare un’automobile venga svolta dal nostro inconscio? Semplicemente perché’ abbiamo imparato così bene a guidare che siamo riusciti a far apprendere al nostro inconscio come svolgere lui questa attività. Non a caso succede che al termine delle prime lezioni di scuola guida siamo esausti e stanchi, mentre man mano che avanziamo con la pratica e prendiamo dimestichezza con tutte le manovre, siamo sempre più sicuri di noi e sempre meno spossati. Infatti all’inizio della nostra esperienza dobbiamo acquisire nuove nozioni ed incamerarle. Dopo di che facciamo costante esperienza fino a che tutto diventa automatico, ovvero la nostra mentre inconscia ha acquisito tutte le informazioni che le servono per permetterci di guidare.

Lo stesso accade quando impariamo e leggere o scrivere. Le prime settimane che ci viene insegnato a scuola a leggere ed a scrivere abbiamo bisogno di pensare molto bene a ciò che stiamo facendo. Non a caso per imparare a scrivere le lettere vengono dati ai bambini intere pagine da ricoprire con un’unica lettera. Questo passaggio serve proprio per permettere l’acquisizione, da parte dell’inconscio, di tutte le informazioni che servono per scrivere correttamente ogni singola lettera.
Comprendere queste informazioni riguardanti la nostra mente mi ha permesso anche di vedere in modo differente la mia esperienza nella pratica delle arti marziali, fornendomi la possibilità di vivere un’esperienza più profonda e non puramente tecnica o basata sulla tradizione. Infatti nella arti marziali tradizionali è usanza ripetere con costanza una certa tecnica, o sequenza di tecniche un numero elevato di volte. Anche alcune decine, se non centinaia, di volte in una lezione. E tutto questo magari ripetuto per alcune lezioni consecutive. Molto spesso i maestri spiegano questa insistenza con il fatto che questa è la tradizione e così si impara l’arte. Il che è vero, ma non viene indicata la vera causa, creando più o meno volontariamente un alone di mistero e di sacralità intorno alla pratica delle arti marziali tradizionali. Le quali hanno empiricamente tramandato che per acquisire nuove conoscenze ed abilità e necessario ripetere ad oltranza un determinato gesto. In realtà la spiegazione è da ricercare semplicemente in questa dualità tra mente conscia ed inconscia, razionale ed irrazionale. Una volta capito il trucco cambia totalmente la prospettiva. Non si pratica più per fare un po’ meglio una tecnica, ma per acquisirla a livello del nostro inconscio e renderla naturale, parte di noi. Il che ovviamente prevede di annullare la dualità che poniamo alla nostra persone tra l’essere in un dojo (luogo di pratica di un’arte marziale) e la vita quotidiana. Solo quando l’arte inizierà a coincidere con la nostra vita, allora potremo mettere davvero in pratica le nozioni appena descritte a proposto della nostra mente. Ma questo è un altro discorso.


La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.

Albert Einstein


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Il ragionamento induttivo

Ogni processo di pensiero che si avvale di conoscenze di casi specifici per trarre inferenze riguardo a casi sconosciuti è una forma di ragionamento induttivo. Alcuni ragionamenti induttivi abbastanza comuni fanno affidamento sull’induzione basata su categorie.

Generalizzando da casi sconosciuti a tutti i casi (induzione generale); esempio se avete ascoltati 3 trasmissioni televisive che parlano di corruzione della politica, concluderete che tutti i politici sono corrotti.

Generalizzando da alcuni membri di una categoria nota per avere una certa proprietà ad altri casi di quella categoria (induzione specifica); esempio se avete visto una gara di formula 1 dove la Ferrari vince, concluderete che la prossima settimana la Ferrari vincerà di nuovo.

Nessun processo induttivo potrà mai essere certo. Questo perchè l’uomo è limitato sotto vari aspetti, e non è in grado di venire a conoscenza di tutti i casi che potrebbero esistere, ciascuno dei quali potrebbe smentire clamorosamente tutte le generalizzazioni generali e specifiche.



TRATTO DA
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La mente universale unica

La meccanica quantistica lo conferma, e anche la cosmologia quantistica: l’Universo nasce dal pensiero e tutta la materia da cui siamo circondati è semplicemente pensiero precipitato. In definitiva siamo la fonte dell’Universo e, quando ci rendiamo conto di questo potere per esperienza diretta, possiamo cominciare a esercitare la nostra autorità e a conseguire sempre più risultati. Creare qualunque cosa. Conoscere ogni cosa dall’interno del nostro campo cosciente, che sostanzialmente è la coscienza Universale che guida l’Universo.

Quindi il tipo di corpo in termini di salute e il tipo di ambiente che creiamo dipende da come usiamo questo potere, se in modo positivo o negativo. Pertanto, siamo i creatori non solo del nostro destino, ma anche del destino Universale. Siamo i creatori dell’Universo. Dunque non ci sono veramente limiti alle potenzialità umane. Il limite è la misura in cui riconosciamo queste dinamiche profonde e le mettiamo in pratica, la misura in cui abbiamo il controllo sul nostro potere. E questo ha effettivamente a che fare con il livello al quale pensiamo.


tratto da
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Che cos'è la gratitudine?

Robert Emmons, forse il principale esperto scientifico mondiale di gratitudine, sostiene che la gratitudine ha due componenti chiave, che descrive in un saggio del Bene superiore, " Perché la gratitudine è buona ".

"Innanzitutto", scrive, "è un'affermazione di bontà. Affermiamo che ci sono cose buone nel mondo, doni e benefici che abbiamo ricevuto. "

Nella seconda parte della gratitudine, spiega, “riconosciamo che le fonti di questa bontà sono al di fuori di noi stessi. ... Riconosciamo che altre persone - o anche poteri superiori, se sei di mentalità spirituale - ci hanno fatto molti doni, grandi e piccoli, per aiutarci a raggiungere il bene nella nostra vita. "

Emmon e altri ricercatori vedono la dimensione sociale come particolarmente importante per la gratitudine. "Lo vedo come un'emozione che rafforza le relazioni", scrive Emmons, "perché ci richiede di vedere come siamo stati supportati e affermati da altre persone."

Poiché la gratitudine ci incoraggia non solo ad apprezzare i doni ma a ripagarli (o pagarli in avanti), il sociologo Georg Simmel l'ha definita "la memoria morale dell'umanità". Ecco come si è evoluta la gratitudine : rafforzando i legami tra i membri della stessa specie che si sono reciprocamente aiutate a vicenda.

Per studiare in che modo la gratitudine si collega al legame e all'empatia, la ricerca pionieristica sta esplorando l' aspetto della gratitudine nel cervello .

Per di più: ottieni una panoramica approfondita della provenienza della gratitudine, quali sono i suoi benefici e come coltivarla nel nostro speciale white paper sulla scienza della gratitudine . Dai un'occhiata anche al progetto GGSC Expanding the Science and Practice of Gratitude .
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Legge di causa ed effetto

Nulla accade per caso o al di fuori delle Leggi universali. Ogni azione ha una reazione o una conseguenza "Raccogliamo ciò che seminiamo". Ralph Waldo Emerson ha affermato che la legge di causa ed effetto è la "legge delle leggi". La lezione più importante che coinvolge la condotta e l'interazione umana è vista nella Legge Cosmica di Causa ed Effetto
"Per ogni azione c'è una reazione uguale e contraria". Ogni pensiero, parola e azione umana è una Causa che scatena un'ondata di energia in tutto l'universo che a sua volta crea l'effetto sia desiderabile che indesiderabile. 
La legge afferma che l'effetto deve alla manifestazione fisica. Questo è il motivo per cui buoni pensieri, parole, emozioni e azioni sono essenziali per un mondo migliore perché tutti creano buoni effetti.

Con ogni pensiero di intenzione, azione ed emozione che viene trasmesso da te, una persona mette in moto una catena di effetti invisibile che vibra dal piano mentale, pensando l'intera struttura cellulare del corpo nell'ambiente e infine nel Cosmo. Alla fine l'energia vibratoria ritorna alla fonte originale sull'oscillazione del pendolo.

La legge di causa ed effetto afferma che ogni causa ha un effetto e ogni effetto diventa la causa di qualcos'altro. Questa legge suggerisce che l'universo è sempre in movimento e progredito da una catena di eventi.

Se vuoi guardare questa legge da un punto di vista filosofico, ogni causa ed effetto aveva il suo scopo mondano rispetto a ciò che stiamo vivendo oggi.

Secondo la natura delle tue azioni, la Divina coscienza onnisciente assegnerà gli effetti corrispondenti. Al fine di beneficiare te stesso e la società nel suo insieme, l'umanità dovrebbe usare la sua libera scelta e compiere buone azioni con la consapevolezza che ciò che pensano, agiscono e parlano di ciò avrà effetto sull'intero universo. La prosperità della vita è creata dalle nostre stesse azioni nell'aiutare gli altri attraverso pensieri e azioni. Il movimento o l'azione darà il risultato appropriato, secondo la giustizia divina.

L'esempio di questa legge in effetti è mostrato nell'esempio seguente, uno spero che tutti possano capire e applicare la propria vita in modo appropriato quando lo ritengono opportuno: ogni volta che il cibo, il riposo, il lavoro, le attività sessuali e l'uso della forza di pensiero sono troppo indulgenti o usato impropriamente, troviamo che gli organi correlati sono influenzati negativamente. Un semplice esempio come questo può far comprendere alle persone la legge di causa ed effetto.
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Lo Spirito è uno

1. Nella semplicità di Dio l'unità delle Persone consiste nella comunione della divinità. Uno è anche lo Spirito Santo, nella sua propria realtà; ma è congiunto al Padre, che è uno, per il Figlio, che è uno, e per mezzo suo completa la beata Trinità, degna di ogni lode.
Lo Spirito è intimamente imparentato con il Padre e il Figlio. Lo palesa il fatto che egli non è posto nella moltitudine delle creature, ma è da solo proferito. Egli non è infatti uno fra molti, ma è l'unico. Come uno è il Padre e uno il Figlio, così anche uno è lo Spirito Santo. Perciò tanto lontano si trova dalla natura creata quanto una cosa solitaria verosimilmente lo è da ciò che è congregato in un tutto numeroso. Egli è unito al Padre e al Figlio quanto il solo è in intimità col solo.
Quindi è ovvio: lo Spirito condivide la natura del Padre e del Figlio. Ma ecco altre prove. Si dice che lo Spirito Santo è da Dio: non al modo in cui ogni cosa è da Dio, ma come colui che proviene da Dio: non al modo della generazione, come il Figlio, ma come soffio dalla sua bocca. Evidentemente non parlo di bocca corporea, né il soffio è un alito che si dissolve. L'espressione va intesa in modo degno di Dio, per cui questo soffio è sostanza vivente, che ha potere di santificazione. Questo simbolo ci aiuta a capire meglio l'intimità delle Persone, ma il loro modo di esistenza resta indicibile.

2. Lo Spirito Santo è stato chiamato Spirito di Dio e Spirito di verità, che procede dal Padre: Spirito forte, Spirito retto, Spirito creatore. Spirito Santo è l'appellativo che gli conviene di più e che gli è proprio, quello che più di ogni altro esprime l'essere tutto incorporeo, puramente immateriale e semplice. Perciò anche il Signore quando vuole insegnare a colei che credeva si dovesse adorare Dio in un luogo, che l'incorporeo non si può circoscrivere, dice che Dio è Spirito.
Perciò chi sente parlare dello Spirito non si immaginerà una natura contenuta entro certi limiti, sottoposta a variazioni e mutamenti. Non va paragonato con le creature, ma lanciandoci con il pensiero a quanto è più alto, è necessario pensare a una natura intelligente di illimitata potenza, di infinita grandezza, senza dimensioni di tempo e di secoli, elargitrice dei propri beni.
Tutto ciò che ha un carattere sacro, da lui lo deriva. Di lui hanno bisogno gli esseri che hanno vita e, come irrorati dalla sua rugiada, ricevono vigore e sostegno nel loro esistere e agire in ordine al fine naturale per il quale sono fatti. Capace di perfezionare gli altri, lo Spirito per sé non viene meno in nessuno; vive senza bisogno di rifare le sue forze e anzi rifornisce la vita; non ingrandisce per progressivi accrescimenti, ma è la pienezza continua; è stabile in sé ed è insieme ovunque.

3. Lo Spirito Santo è sorgente di santificazione e luce intelligibile. Offre a ogni creatura ragionevole se stesso e con se stesso luce e aiuto per la ricerca della verità.
Inaccessibile per natura, può essere percepito per sua bontà. Tutto riempie con la propria forza, ma si comunica solo a quelli che ne sono degni. A essi tuttavia egli non si dà in ugual misura, ma si concede in rapporto all'intensità della fede.
Semplice nell'essenza e molteplice nei poteri, è presente ai singoli nella sua totalità ed è contemporaneamente e tutto dovunque. Egli viene partecipato senza tuttavia subire alcuna alterazione. Di lui tutti sono partecipi, ma egli resta integro, allo stesso modo dei raggi del sole, i cui benefici vengono sentiti da ciascuno come se risplendessero solo per lui e tuttavia illuminano la terra e il mare e si confondono con l'aria.
Così fa lo Spirito con coloro che sono in grado di riceverlo; è presente a ciascuno come se fosse solo, e infonde in tutti la grazia sufficiente. Di lui ciascuno gode quanto ne è capace, non quanto lo Spirito può donare.
Quanto all'unione dello Spirito con l'anima, essa non consiste in una vicinanza di luogo (come ci si potrebbe avvicinare corporalmente ad un essere incorporeo?), ma nello stare lontano dalle passioni che sorgono nell'anima, a causa del suo amore verso la carne che l'allontanano dall'intimità di Dio.

4. Bisogna purificarsi dalla sozzura contratta col vizio e ritornare alla nativa bellezza, restituendo per così dire all'immagine regale la primitiva forma mediante la purezza; solo così è possibile avvicinarsi al Paraclito: ed egli, come sole, se troverà un occhio puro, ti mostrerà in se stesso l'immagine di Dio invisibile. Nella beata contemplazione dell'immagine, tu vedrai l'ineffabile bellezza dell'Originale, ossia Dio.
Grazie allo Spirito Santo i cuori si elevano in alto, i deboli vengono condotti per mano, i forti giungono alla perfezione. Egli risplende su coloro che si sono purificati da ogni bruttura e li rende spirituali per mezzo della comunione che hanno con lui.
I corpi molto trasparenti e nitidi al contatto di un raggio diventano anch'essi molto luminosi ed emanano da sé nuovo bagliore; così le anime che hanno in sé lo Spirito e sono illuminate dallo Spirito diventano anch'esse sante e riflettono la grazia sugli altri. Dallo Spirito l'anticipata conoscenza delle cose future, l'approfondimento dei misteri, la percezione delle verità nascoste, le distribuzioni dei doni, la familiarità delle cose del cielo, il tripudio con gli angeli. Da lui la gioia eterna, da lui l'unione costante e la somiglianza con Dio, e, cosa più sublime d'ogni altra, da lui la possibilità di divenire Dio.

5. Quali sono le operazioni dello Spirito Santo? Indicibili per la loro grandezza, innumerevoli per la quantità. Come noi potremo comprendere le realtà che sono anteriori ai secoli? Quali erano le sue operazioni prima che esistesse la creatura pensante? Quali sono i suoi benefici profusi a vantaggio della creazione? Quale potenza manifesterà nei secoli venturi? Egli infatti era, preesisteva e coesisteva con il Padre e con il Figlio prima dei secoli. Anche se tu concepirai qualcosa che fosse prima dei secoli, troverai che essa è posteriore allo Spirito.
Se tu ripensi alla creazione, vedrai che le potenze dei cieli si sono consolidate per lo Spirito: consolidamento che va inteso nella inalterabilità dell'abitudine a ben operare. E' lo Spirito, infatti, che ha loro conferito l'intimità con Dio, l'impeccabilità, la beatitudine senza tramonto.
L'avvento di Cristo: lo Spirito lo precede. L'incarnazione di Cristo: lo Spirito ne è inseparabile. Miracoli, doni di guarigione: avvengono per lo Spirito Santo. I demoni sono scacciati nello Spirito di Dio. Il diavolo, alla presenza dello Spirito, è privato di ogni suo potere. La remissione dei peccati avviene nella grazia dello Spirito. Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!

6. Il nostro accesso all'intimità con Dio si compie mediante lo Spirito. Infatti Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida:Abbà, Padre! La risurrezione dai morti è operata dallo Spirito. Mandi il tuo Spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
Se si intende questa creazione come un ritorno alla vita di chi è morto, come non chiamare grande l'operazione dello Spirito, che ci distribuisce la vita dalla risurrezione e predispone le nostre anime a quella vita spirituale? Si può anche intendere per creazione la trasformazione in meglio, che avviene quaggiù, di coloro che sono caduti in peccato, comequando Paolo dice: Se uno è in Cristo, è una creatura nuova. Allora il rinnovamento, che qui avviene, e il cambiamento di questa vita terrestre e passibile nella cittadinanza celeste per dono dello Spirito, tutto questo innalza le nostre anime al colmo dello stupore.
Dobbiamo forse temere in queste cose di oltrepassare il limite della sua dignità attribuendo allo Spirito eccessivi onori? O, al contrario, non dobbiamo temere di abbassare la nozione che abbiamo, anche quando ci sembrasse di proclamarne i massimi attributi, concepiti dalla mente e dalla lingua umana?

7. Lo Spirito Santo perfeziona gli esseri razionali, portando a compimento la loro eminente dignità. Infatti, colui che ormai non vive più secondo la carne, è guidato dallo Spirito di Dio, poiché prende il nome di figlio di Dio e diviene conforme all'immagine del Figlio unigenito. Perciò viene detto spirituale. Come in un occhio sano vi è la capacità di vedere, così nell'anima che ha questa purezza vi è la forza operante dello Spirito. Perciò Paolo augura agli Efesini che i loro occhi siano illuminati nello Spirito di sapienza.
E come l'arte in colui che l'ha acquisita, così la grazia dello Spirito in colui che l'ha accolta, è sempre compresente, senza tuttavia che operi ininterrotta. Anche l'arte è in potenza nell'artista, in atto lo è quando egli operi a sua norma. Altrettanto lo Spirito da una parte è sempre presente a chi ne è degno, dall'altra opera secondo la necessità, o in profezie, o in guarigioni, o in altre azioni prodigiose.
Come nei corpi ci sono la salute, il calore, o in genere disposizioni passeggere, così spesso è presente lo Spirito nell'anima; ma egli non permane in quelli che per l'instabilità del carattere rifiutano alla leggera la grazia che hanno ricevuto.

8. Come il Padre si rende visibile nel Figlio, così il Figlio si rende presente nello Spirito. Perciò l'adorazione nello Spirito indica un'attività del nostro animo, svolta in piena luce. Lo si apprende dalle parole dette alla Samaritana. Essa infatti, secondo la concezione errata del suo popolo, pensava si dovesse adorare in un luogo particolare; ma il Signore, facendole mutare idea, le disse che si deve adorare in spirito e verità, chiaramente definendo se stesso la Verità.
Dunque, come per adorazione nel Figlio intendiamo l'adorazione nell'immagine di colui che è Dio e Padre, così intenderemo l'adorazione nello Spirito come adorazione di colui che esprime in se stesso la divina essenza del Signore Dio. Perciò anche nell'adorazione lo Spirito Santo è inseparabile dal Padre e dal Figlio.
Se vivi fuori dello Spirito non potrai separartene, come non riuscirai a separare la luce da quanto vedi. È impossibile infatti vedere l'immagine di Dio invisibile, se non nell'illuminazione dello Spirito. Chi fissa gli occhi sull'immagine, è incapace di separare la luce dall'immagine, poiché quel che fa vedere un oggetto necessariamente si vede insieme con esso.
Nello Spirito che ci illumina noi vediamo lo splendore della gloria di Dio. Attraverso il Figlio, impronta dell'essere divino, risaliamo a colui al quale impronta e sigillo appartengono, e al quale l'una e l'altro sono perfettamente uguali.
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Come accrescere la nostra fede

La fede è un dono di Dio, ma noi dobbiamo nutrirla per mantenerla forte. La fede è come un muscolo. Se esercitata, si rafforza. Se lasciata immobile, si indebolisce.
Noi possiamo alimentare la fede tramite la preghiera al Padre Celeste nel nome di Gesù Cristo. Nell’esprimere gratitudine al nostro Padre e nel supplicarlo per ricevere le benedizioni di cui noi e le altre persone abbiamo bisogno, ci avvicineremo a Lui.
Ci accosteremo al Salvatore, la cui Espiazione rende possibile implorare misericordia (vedere Alma 33:11). Saremo anche ricettivi alla guida sommessa dello Spirito Santo.
Possiamo rafforzare la nostra fede osservando i comandamenti. Come tutte le benedizioni che provengono da Dio, la fede si ottiene e si accresce grazie all’obbedienza individuale e alle azioni rette. Se desideriamo arricchire al massimo la nostra fede, dobbiamo rispettare le alleanze che abbiamo fatto.

Possiamo anche sviluppare la fede studiando le Scritture e le parole dei profeti degli ultimi giorni. Il profeta Alma insegnò che la parola di Dio contribuisce a rafforzare la fede. Paragonando la parola a un seme, egli disse che il “desiderio di credere” può indurci a “far posto” affinché la parola venga “piantata nel [n]ostro cuore”. Allora sentiremo che la parola è buona, poiché comincia a dilatare la nostra anima e a illuminare il nostro intelletto.
Ciò fortificherà la nostra fede. Se continueremo a nutrire la parola nel nostro cuore “con grande diligenza e con pazienza, attendendone il frutto, esso prenderà radice; ed ecco, sarà un albero che crescerà fino alla vita eterna” (Vedere Alma 32:26-43).
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Sei tutt'uno con la mente universale

C'è una sola, intelligente Coscienza che pervade l'intero Universo - la Mente Universale. È tutto consapevole, tutto potente, tutto creativo e sempre presente. Poiché è presente ovunque allo stesso tempo, ne consegue che deve essere presente anche in te - che sei tu. La tua mente fa parte dell'unica Mente Universale. Questo non è semplicemente un ideale filosofico tramandato attraverso i secoli. È una verità scientifica esatta. Conoscilo, credilo, applicalo e vedrai la tua vita trasformarsi in modi miracolosi.

Albert Einstein ci ha detto che "tutto è energia"; che "un essere umano è una parte del tutto chiamato da noi [l'universo]". Le sue parole hanno fatto eco al più antico degli insegnamenti spirituali e filosofici e sono ancora alla base delle scoperte scientifiche all'avanguardia di oggi. La mente universale prende molti nomi. Nel mondo scientifico conosciamo il Campo Unificato, nella filosofia spirituale ci riferiamo al Tutto o alla Coscienza Universale e nella religione chiediamo a Dio che Lui stesso prende molti nomi: Geova, Allah e Brahman ne citano solo alcuni. Il nome è rilevante solo nella misura in cui risuona con te.

La natura della Mente Universale è l'onniscienza (tutto il sapere), l'onnipotenza (tutto il potente), l'onniscienza (tutto il creativo) e l'onnipresenza (sempre presente). Sappi che anche questa è la tua natura. Hai accesso a tutte le conoscenze, conosciute e sconosciute; hai accesso a un potere infinito per il quale nulla è impossibile; hai accesso alla creatività illimitata dell'Unico Creatore. Tutti questi attributi sono presenti in te in ogni momento nella loro forma potenziale.

Sta a te conoscere e agire sulla tua stessa natura. L'iscrizione sull'antico tempio greco di Apollo a Delfi non lasciava spazio a fraintendimenti: "Conosci te stesso e conoscerai tutti i misteri degli dei e dell'universo". È attraverso il potere del tuo subconscio e del tuo sé superiore che puoi imparare ad allinearti con l'Onnipotenza, l'Onniscienza e l'Onnificenza della Mente Universale in ogni momento.

Ognuno di noi è una manifestazione di questa singola Coscienza Universale. C'è una verità profonda nell'antico insegnamento che siamo tutti Uno. Siamo tutti collegati - non solo l'uno all'altro, ma a tutta la Natura e a tutto l'Universo. Questa è la Legge dell'Uno. Quello che fai agli altri, lo fai a te stesso. Il modo in cui tratti la natura, infatti, ti tratta. La separazione che "vedi" è un'illusione dell'ego della personalità. La vera natura della realtà non è dualistica, nel senso che mentre le cose possono apparire distinte, non sono separate.

Sei in grado di creare la tua realtà ideale perché sei già connesso a tutto ciò che desideri. Niente e nessuno è separato da te. Puoi sperimentare la felicità, il vero amore, la perfetta salute, l'abbondanza, la ricchezza e qualsiasi altra cosa tu intenda. Tutto quello che devi fare è portarti in armonia vibrazionale con la natura di ciò che vuoi sperimentare attraverso il potere creativo dei tuoi pensieri. Per diventare il padrone del tuo destino, devi padroneggiare i tuoi pensieri.

In breve, esiste una sola Coscienza, la Mente Universale, che pervade l'intero Universo. È tutto consapevole, tutto potente, tutto creativo e sempre presente ovunque allo stesso tempo. La tua coscienza ne fa parte - è . Tutto è uno. Sei connesso a tutto e tutti. Sei già connesso quello che vuoi. Nella misura in cui comprendi e interiorizzi veramente questa Verità, sarai in grado di diventare il padrone della tua mente e il direttore della tua vita.
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"Cosa è l'”io”?

Se, come dice Gurdjieff, “la vita è reale solo quando io sono”, allora vale la pena di cercare una risposta, di comprendere che cosa sia questo “io/ego”.
Abbiamo valutato il concetto di maschera/personalità come se fosse un insieme di “io differenti” in base ai contesti. Ma quali “io” sono? E, soprattutto: c’è un principio, di fondo, per cui possiamo essere “alcuni io” e non “altri”?

Sì, insomma: c’è un principio unitario che, sotto (o sopra) a tutti questi “io” ci permette veramente di dire “chi siamo”?

Insomma: puoi avere spiccata sensibilità o sentimento oppure essere intuitivo o “razionale” e a seconda della “differenziazione” di questi quattro aspetti e della loro inclinazione naturale (introverso/estroverso), si può dire “chi sei”.
In poche parole – secondo questo schema – il tuo “io” è la somma di qualità/aspetti della personalità che hai maggiormente o minormente sviluppato (concetto della differenziazione).

Ma questo, come comprendi bene, è un quadro un po’ immobile, che non tiene conto delle tantissime maschere che indossiamo e delle loro relazioni con l’esterno: magari in alcune situazioni (Gardner con le intelligenze multiple lo sosterrebbe) possiamo essere più facilitati nell’intuire, che non in altre.

E quando questo “io” entra in relazione con il mondo esterno, che cosa succede?
Quando, insomma, iniziamo a dondolare di ambiente in ambiente con la valigia piane di maschere, di quell'”io” che cosa resta?

Per Sibaldi questo dell’ “uscire di casa” (ed entrare nel mondo) è il momento dove l’io cade e lascia lo spazio a delle qualità più profonde del .

Ma allora è il “sé” questo qualcosa che ci definisce al di là di tutti gli io-maschera?
L’Io nello spazio e nel tempo. E l’al di là dell’io

Ma, se parlando dell'”io” ci perdiamo quando usciamo di casa, ovvero quando entriamo nelle dinamiche relazionali, quando entriamo “nel mondo” e nelle molte categorie della realtà, allora forse è bene comprendere in che modo questo “io” è in relazione con la realtà, ovvero con le sue categorie di spazio e di tempo.

Già perché in definitiva se non ci fosse una relazionalità, non ci sarebbero maschere, per cui potrebbe andare bene una qualsiasi teoria, anche statica. Ma il fatto che entriamo continuamente in simbiosi con eventi, situazioni e persone, crea continue modifiche nelle strutture dell’io: da quando siamo nati ad oggi, ogni evento ci ha (in)formati, eppure possiamo sempre dire di “essere noi stessi”.

E’ curioso pensare che le dinamiche che modificano l’io e le sue strutture spesso non siano neanche “reali”: ci sono diversi studi scientifici che dimostrano -ad esempio – l’inattendibilità della memoria per le questioni fisiche.
Sembra, infatti, che quello che la memoria ci riconsegna del “passato” siano… favole. Sì, insomma, sono il risultato di una continua modificazione del fatto oggettuale, dell’evento originale, in base alle nuove esperienze che vi si assommano, che vanno a cambiarne il significato fondamentale.

Un significato che, spesso, già di suo è distante da un’oggettività, perché la nostra “realtà” è spesso quella delle percezioni e quindi dei pensieri (e degli schemi di giudizio), delle emozioni (e dei traumi) e delle sensazioni (e della malattia).

In definitiva, quindi, “ciò che è fuori”, il tempo e lo spazio, è alquanto relativo, perché ciò che l’io ne vive sono solo rielaborazioni, favole, miti. Il che fa della nostra realtà un sogno.

Ed allora, se l’io si modifica in base alla realtà e la realtà si modifica continuamente in base all’immaginazione, che cosa è l’io?
Giunti a questo punto, le nostre esplorazioni debbono arenarsi nella vacuità. Il più grande risultato delle esplorazioni dell’io è, quindi, scoprire che è limitato, che c’è un al di là dell’io tutto da conoscere.
Quindi, prima ancora della domanda “che cosa è l’io”, viene da porsi un’altra questione, ovvero se parlare di un “io” ha senso o se è meglio concentrarsi su tutto quello che l’io non è.

Ed il senso di “esplorare” è proprio questo: continuare a vagare, come in un deserto alla ricerca di un’oasi, perché, alla fin fin fine, l’io è una scusa per iniziare il viaggio alla scoperta dei confini dell’io, per trovare l’accesso ai “mondi più grandi”.

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