• L'Cosa è L'IO...

    Se come dice Gurdjieff la vita è reale solo quando io sono allora vale la pena di cercare una risposta di comprendere che cosa sia questo io/ego

  • IL RITORNO DEGLI ELOHIM

    Da tempo il nome elohim circola con insistenza fra i risvegliati in cammino verso l’imminente ascensione e c’è chi giura che gli Elohim stiano arrivando (o tornando?)
  • DIVENTERE RICCHI E' UNA SCIENZA.

    “Quali che siano le cose che voi desiderate, per le quali pregate, siate convinti di riceverle, ed esse saranno vostre” (Marco 11:24).
  • Perchè imparare a sviluppare un sentimento di gratitudine?.

    Siate grati per il letto nel quale avete appena dormito, il tetto sopra la testa, il tappeto o il pavimento sotto i piedi, l'acqua corrente, la doccia, i vestiti ... la macchina che si guida, il cibo, gli amici.
  • DNA: uno scrigno di meraviglie dentro ciascuno di ...

    Il processo di apprendimento secondo Platone non è nient’altro che un processo di ricordo, reminescenza, che ci porta progressivamente a riprendere contatto con il mondo delle idee.
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Pensiero intuitivo e scienza


L'argomento del pensiero intuitivo ha portato a tutti i tipi di speculazioni. Ma poiché è così fortemente legato alle nostre emozioni , non è molto facile verificarne nulla. A volte prende semplicemente le persone e lo fa in modo che ciò che "intuito" accada davvero.
Ma la scienza ha affrontato questo problema. Un importante programma che lo sta studiando è il Laboratory of Brain Evolution and Behaviour (parte del National Institute of Mental Health negli Stati Uniti), con Paul MacLean come direttore attuale.

Secondo la loro ricerca, il pensiero intuitivo ha origine nella neocorteccia . Questa è una parte speciale del cervello che contiene elementi di entrambi gli emisferi. Anche se non sono sicuri di come funzioni, pensano che abbia qualcosa a che fare con l'elaborazione istantanea di conoscenze, esperienze e segni intorno a te. Il risultato finale di tale elaborazione è una corretta interpretazione della realtà.Anche ora, il pensiero intuitivo è un mistero per il mondo della scienza. Tuttavia, siamo riusciti a compiere alcuni progressi e comprendere meglio questa parte affascinante e imprevedibile del nostro cervello. È a metà strada tra emozioni e razionalità, ed è esattamente per questo che è così misterioso.
Il pensiero intuitivo è fondamentalmente il tipo di pensiero che ti aiuta a capire la realtà nel momento, senza logica o analisi. Non c'è nemmeno un linguaggio coinvolto in esso. Riguarda interamente segni e sensazioni. Il più delle volte, va contro tutto ciò che potremmo pensare come "razionale".
Secondo la scienza, il pensiero intuitivo avviene in una regione del nostro cervello vicino alla ghiandola pineale . In altre parole, si allinea con il centro della fronte, tra le sopracciglia. Tuttavia, non puoi usare il pensiero intuitivo quando vuoi. Si presenta solo in "momenti di ispirazione". Inoltre, funziona davvero. È ciò che alcune persone chiamano "occhio clinico" dei medici o essere "visionari".

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L'Azione della Mente conscia sulla Mente Subconscia


Abbiamo visto che il pensiero e un attività Spirituale, dotato dunque di un potere creativo, e tutti i pensieri sono creativi, senza distinzione; compresi quelli negativi.
Conscio e Subconscio sono due fasi dell'attività mentale. Il rapporto che intercorre tra loro avviene tramite il nervo vago con cui collega i due sistemi; esce dall'encefalo, passa nel torace e si dirama verso cuore e polmoni. Nel diaframma incontra il plesso solare creando così una connessione che rende l'essere umano una singola entità.

1- I pensieri arrivano al cervello e sono sottoposti al ragionamento cosciente.

2- Appurata la validità del pensiero la mente oggettiva lo invia al plesso solare o (cervello della mente soggettiva) per oggettivarlo nella nostra carne, per trasformarlo nel nostro mondo sotto forma di realtà.

Il Verbo si fece carne Gv 1,14-18

Nell'intermezzo tra la fase "1" e la fase "2" attraverso l'intuito possiamo accettare nel caso il nostro pensiero sia piacevole o rinnegare la validità del pensiero in caso contrario.

L’Intuito esercitato in questa fase fa si che il pensiero che manterremo non conterrà germi mentali, morali o fisici che non vogliamo materializzare nelle nostre vite.
Se il plesso solare e attivo, irradia di vitalità tutto il corpo e la salute di cui gode trasmette sensazioni piacevoli a tutti coloro che sono intorno. Appena questa attività viene meno, ecco l'arrivo di sensazioni sgradevoli; il blocco del flusso energetico provoca il male, sia fisico, mentale che ambientale.

Praticate questo semplice esercizio nei momenti di riflessione.
Non lasciate che i vostri pensieri acquisiti durante la vostra vita prendano il timone del vostro futuro.

Prossimamente pubblicherò " Come applicare il principio creativo a partire dalla Causa" per individuare l'origine dei problemi.

Rivelazioni Shock
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Le immagini mentali sono la Causa!





Questo non significa che solo un certo pensiero sia creativo. Tutto il pensiero è creativo che sia positivo o negativo. E il pensiero può essere usato in modo negativo attraverso il processo di rifiuto.
Ne consegue che se rifiutate condizioni insoddisfacenti, voi state allontanando il potere creativo del vostro pensiero da queste condizioni sfavorevoli. Così l’allontanamento del vostro pensiero dalla contemplazione di condizioni insoddisfacenti metterà gradualmente ma sicuramente fine a quelle condizioni. 

Nel creare un’Immagine Mentale o un Ideale, noi proiettiamo un pensiero nella Sostanza Universale dalla quale tutte le cose sono state create.
Così il pensiero apparentemente più insignificante della mente conscia provoca una certa attività nel subconscio, la cui intensità dipende dalla profondità del sentimento che caratterizza quel pensiero.
Per sottrarre la potenza creativa del tuo pensiero alle condizioni sfavorevoli; devi Rinnegare queste ultime. Così facendo le elimini alla radice.


Rivelazioni Shock
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IL PENSIERO CREATIVO

IL PENSIERO CREATIVO




Rivelazioni Shock

Potremmo definire pensiero creativo quel tipo di attività mentale che, volontariamente o involontariamente, produce dei risultati che, a loro volta, generano delle reazioni positive o negative nell’ambiente in cui tale attività viene svolta.
Mi sembra di poter affermare che un’attività che non modifichi l’ambiente, non sia creativa.
Se questa affermazione fosse vera sarebbe creativo quel tipo di pensiero che non si limitasse a constatare lo svolgersi degli avvenimenti ma, consciamente o inconsciamente (mi riferisco allo stato di coscienza attraverso il quale il soggetto raggiunge la soluzione), intervenisse in essi onde riorganizzarli.
Per quanto sembri una tautologia, bisogna dire quindi che per parlare di pensiero creativo si devono tenere presenti due punti fissi: il fine e il problema.
Tralasciamo per il momento il “fine” e limitiamoci a parlare del problema che il raggiungimento del fine implica.

Possiamo tentare di fare una classificazione dei problemi in base ai metodi richiesti per la loro soluzione.

1) Problemi la soluzione dei quali richiede l’applicazione di una certa routine, per esempio distribuire delle quantità discrete (pere, mele o altro) a un certo numero di persone. È chiaro che, in questo caso, basta applicare una semplice tecnica imparata a scuola (la divisione), quando non basti una corrispondenza “termine a termine”.
2) Problemi che richiedono l’applicazione intelligente, diremo meglio “indiretta”, di certi metodi più o meno correnti. Per esempio un’applicazione del teorema di Pitagora per misurare un campo.

3) Problemi la soluzione dei quali non può essere ottenuta con i metodi correnti, ad esempio la costruzione del numero nella preistoria. Al punto tre si ha certamente un’applicazione del pensiero creativo.

Possiamo quindi modificare un poco la definizione iniziale di pensiero creativo, riformulandola nel modo seguente: “quell’attività mentale che, volontariamente o involontariamente, riorganizza gli avvenimenti (in vista di un fine qualsiasi), risolvendo i problemi che tale riorganizzazione impone, anche se le soluzioni non possono essere ottenute con metodi correnti”.

Si impone ora una definizione fondamentale, senza la quale non si può proseguire il ragionamento: che cosa si intende per “metodi correnti”. Diremo provvisoriamente che sono “metodi correnti” le tecniche apprese in senso stretto o sviluppate spontaneamente sotto la spinta dell’ambiente; vengono applicate costantemente e con relativa spontaneità ad ogni classe di problemi.
È chiaro quindi che ogni livello di sviluppo psicobiologico (quantitativo e qualitativo) e socio-culturale avrà le proprie tecniche. Da ciò conseguirà che la classificazione di cui abbiamo fatto cenno prima non sarà statica bensì dinamica. Vale a dire che ogni stadio psicobiologico e culturale avrà i suoi livelli di problemi e si potrà parlare di pensiero creativo all’interno di un determinato stadio di sviluppo quando il soggetto riuscirà a risolvere un problema, la soluzione del quale non possa essere ottenuta con un’applicazione dei metodi correnti propri di quel determinato stadio.

Ora penso potremmo riprendere l’argomento dei “fini”.
In senso generale un problema di “fini” implica una trasformazione di energia regolata dai due noti principi freudiani, vale a dire il principio di piacere e quello di realtà. Ecco quindi che all’interno di quelle ripartizioni basate sui metodi impiegati a risolvere i problemi, se ne trovano altre, diremo così, “affettive”, che variano a seconda del grado di socializzazione e di sviluppo psicobiologico del soggetto.
Quanto più il soggetto si lascia guidare dal principio del piacere, tanto più i suoi fini saranno egocentrici (narcisistici) e scarsamente socializzati (oggettuali), e quindi sarà ben difficile che trovi problemi che lo interessino, quando questi non possano essere risolti con quelle tecniche che potremmo definire istintive, “a partecipazione” in poche parole: facili.
Al contrario, quanto più il soggetto aderisca al principio di realtà, tanto più sarà inserito nell’ambiente e troverà interesse in problemi di carattere sociale e a soluzioni non egocentriche.
Naturalmente non è detto che il pensiero non possa essere creativo anche nel primo caso, perché ogni azione sulla realtà, per egocentrica che sia, non può fare a meno di produrre conseguenze (terzo principio della dinamica).

Prima di continuare è però necessaria ancora una premessa: si considerino i quattro momenti dello sviluppo di una soluzione (problema) così come ce li presenta Hadamard che, d’altra parte, si ispira alle idee di Poincaré.

Ecco le quattro fasi di Hadamard: preparazione, incubazione, illuminazione e verifica.
Di queste quattro fasi la prima può essere conscia o inconscia, la seconda certamente inconscia, ma con sprazzi di coscienza, la terza conscia e la quarta conscia.
La fase misteriosa, cioè quella che vale la pena di indagare, è la seconda, quella dell’incubazione.
La parte che non è imposta, quella spontanea, è quella che ti ha suggerito la domanda, cioè quella che ha fatto si che tu ti sia avvicinato alla matematica invece che alla medicina.
In attesa di metodi più diretti ci dovremo accontentare di forme di introspezione diretta o provocata e dell’osservazione esterna, qualora si tratti di problemi che abbiano una componente costruttiva. Cercheremo di combinare i due metodi servendoci delle esperienze personali di uno scienziato, mi riferisco al logico psicologo ed epistemologo E. W. Beth.
Ecco le sue parole riguardo a ciò che puoi decidere nei rapporti tra meccanismi psichici inconsci e lavoro conscio.

“Ho constatato che un problema matematico che mi interessi abbastanza provoca tre reazioni successive, cioè:
1- una reazione istantanea.
2- una reazione qualche giorno dopo.
3- una reazione tardiva dopo molti mesi

La prima è una reazione spontanea, non comporta sforzo cosciente, è relativamente efficace.
La seconda è il risultato di uno sforzo cosciente, è molto meno efficace. In generale
non apporta nulla di nuovo.
È solo ad una età piuttosto avanzata che ho scoperto una terza reazione, molto tardiva ma molto efficace. Questa terza reazione si produce nei casi in cui un problema mi interessa particolarmente”.

Sono precisamente le osservazioni anche minime compiute tra la seconda fase (che esaurisce ogni tecnica e nozione chiaramente note) e la terza, il lavoro creativo che prepara il dispositivo per raggiungere la soluzione del problema di livello 3 e quindi una chiara dimostrazione di pensiero creativo.
Affinché tale dispositivo si concretizzi è però necessaria la presenza di quella componente affettiva cui si è detto prima. Bisogna cioè che il problema interessi.

Qualora si desiderasse fare una ricerca sperimentale sull’argomento, la classificazione dei soggetti, oltre che in base alle solite variabili psicobiologiche e socioculturali, dovrebbe essere considerata riguardo a una tipologia affettiva di scelta dell’oggetto, di modelli di comportamento e delle disposizioni verso i campi dello scibile.


Il Segreto

Tratto da                                                                                             
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Sentire è il segreto – Neville Goddard (Parte 4)

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